Con “溜め息” (Tameiki), il nuovo singolo realizzato insieme all’artista giapponese Moonlight - 月と涙 -, Tony Fortunato esplora l’incontro tra sonorità occidentali e musica nipponica, una passione che coltiva fin dall’adolescenza.
In questa intervista per Fiuta Notizie, l’artista racconta le influenze che hanno segnato il suo percorso, la collaborazione con Moonlight - 月と涙 - e le prospettive del J-Pop e del J-Rock nel panorama musicale italiano.
Quando hai iniziato ad avvicinarti alla musica giapponese e che cosa ti ha spinto ad approfondirla?
Il mio primo contatto con quelle sonorità è avvenuto da giovanissimo attraverso la TV, in particolare MTV - canale da cui ero assuefatto - grazie all’Anime Night, trasmessa prima il giovedì e poi il martedì. A stregarmi furono le sigle e le colonne sonore di anime come GTO, Cowboy Bebop, Ghost in the Shell o Bleach: in quei brani c’era una ricchezza di arrangiamento incredibile.
Nell’ultimo decennio, però, questa passione si è trasformata in una ricerca molto più consapevole. Ho iniziato ad ascoltare con un orecchio più analitico, navigando tra le produzioni nipponiche per capire come il loro sound si sia evoluto negli ultimi quarant’anni: dalle pietre miliari del City Pop come Miki Matsubara e le orchestrazioni di Shiro Sagisu, fino alle realtà contemporanee come Zutomayo ed Eve.
È stato questo studio costante a spingermi a voler far mia quella cultura sonora.
Quando hai iniziato ad avvicinarti alla musica giapponese e che cosa ti ha spinto ad approfondirla?
Il mio primo contatto con quelle sonorità è avvenuto da giovanissimo attraverso la TV, in particolare MTV - canale da cui ero assuefatto - grazie all’Anime Night, trasmessa prima il giovedì e poi il martedì. A stregarmi furono le sigle e le colonne sonore di anime come GTO, Cowboy Bebop, Ghost in the Shell o Bleach: in quei brani c’era una ricchezza di arrangiamento incredibile.
Nell’ultimo decennio, però, questa passione si è trasformata in una ricerca molto più consapevole. Ho iniziato ad ascoltare con un orecchio più analitico, navigando tra le produzioni nipponiche per capire come il loro sound si sia evoluto negli ultimi quarant’anni: dalle pietre miliari del City Pop come Miki Matsubara e le orchestrazioni di Shiro Sagisu, fino alle realtà contemporanee come Zutomayo ed Eve.
È stato questo studio costante a spingermi a voler far mia quella cultura sonora.
Ascoltando “溜め息” (Tameiki) emergono influenze orientali e occidentali. Quali caratteristiche delle due tradizioni musicali senti più vicine alla tua sensibilità?
Della tradizione occidentale, e in particolare di quella americana, sento vicina l’impostazione ritmica, la spinta del groove e la concretezza nella struttura dei brani. È il linguaggio con cui sono cresciuto e da cui parte naturale la mia scrittura.
La musica del Sol Levante, d’altra parte, mi ha arricchito enormemente, mostrandomi modi del tutto differenti di intendere la composizione. Mi ha affascinato la loro libertà armonica, la ricerca di soluzioni melodiche mai scontate e quella capacità di unire una grande raffinatezza con un’emotività diretta e profonda. L’incontro con questo mondo ha aperto nuove prospettive al mio modo di fare musica, permettendomi di contaminare la solidità occidentale con la sensibilità e il colore delle sonorità orientali.
Il J-Rock e il J-Pop hanno sviluppato un'identità sonora riconoscibile. Quali aspetti di questi generi ritieni ancora poco conosciuti dal pubblico italiano?
In Italia la musica giapponese è ancora considerata un fenomeno di nicchia, anche se vedo una crescita lenta ma costante. Come pubblico siamo storicamente molto legati al cantautorato e alla musica nostrana, ma siamo anche estremamente curiosi e ricettivi quando veniamo messi a contatto con sonorità nuove.
Il limite principale è legato all’esposizione mediatica: spesso si tende a relegare la musica nipponica solo al mondo dell’animazione o agli appassionati del settore, senza mostrare la straordinaria qualità pop e rock che la caratterizza. Sono convinto che se questi brani trovassero maggior spazio nei canali mainstream e nei media italiani, non farebbero alcuna fatica a farsi apprezzare da un pubblico molto più vasto, proprio per la loro incredibile carica melodica ed energetica.
Lavorare con un'artista giapponese ha comportato anche un confronto tra sensibilità culturali differenti. C'è stato qualcosa che ti ha sorpreso durante la collaborazione con Moonlight - 月と涙 -?
È stato un confronto estremamente arricchiente sia a livello umano che professionale. Moonlight - 月と涙 - è una persona meticolosa, attenta, sensibile e professionale.
Lavorare con un’artista nata e cresciuta in quella cultura mi ha colpito molto: c’è un rispetto profondo per il lavoro altrui, un’etica impeccabile e una dedizione totale nel dare sempre il massimo su ogni singolo dettaglio. Questo scambio costante e così curato ha reso l’intero processo creativo non solo estremamente piacevole, ma ha permesso a entrambi di proteggere l’essenza del brano, trovando un punto d’incontro perfetto tra le nostre sensibilità.
Secondo te, oggi il pubblico italiano è più disposto ad ascoltare musica in lingue diverse dall'italiano e dall'inglese?
Negli ultimi anni, i media, le piattaforme di streaming e i canali digitali hanno abituato gli ascoltatori a un flusso musicale completamente globale.
Oggi c’è un’apertura molto diversa rispetto al passato: la lingua non viene più vista come un ostacolo. Se un pezzo funziona a livello di ritmo, melodia e produzione, il pubblico si lascia conquistare dall’atmosfera generale, mettendo in secondo piano la comprensione letterale del testo. Questo rende il contesto attuale molto più favorevole anche per progetti cantati in un idioma affascinante e particolare come il giapponese. Di conseguenza, anche se il J-Pop non ha ancora preso piede in modo massiccio come il “cugino” K-Pop, credo che un po’ alla volta possa ritagliarsi uno spazio importante anche nel nostro Paese.
Ti piacerebbe portare questo progetto dal vivo anche in Giappone? Hai già immaginato come potrebbe essere uno spettacolo costruito attorno a queste sonorità?
È una possibilità che tengo in considerazione per il futuro, anche se al momento ho un unico brano in lingua giapponese in repertorio, quindi estenderei l’idea allo show in generale. Credo che i brani a cui sto lavorando per il 2027 - con un sound pop-rock, elettronico e urban che unisce ricerca e impatto - possano risultare particolarmente appetibili e coerenti con la sensibilità di quel mercato, soprattutto puntando su standard di produzione elevati e su un live solido e curato nei minimi dettagli.
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