In questa intervista per Fiuta Notizie, ci racconta come nasce la sua esigenza di scrivere in italiano, la sua visione critica sul panorama musicale attuale tra Talent e Festival di Sanremo, e il dietro le quinte del suo ambizioso progetto che la vede al lavoro su ben 30 brani inediti.
Dalle radici poetiche e dagli studi giornalistici fino alla scelta di scrivere in lingua italiana e produrre musica: come e quando nasce in te questa forte esigenza di raccontare storie universali attraverso le canzoni e affidarle a voci diverse?
Nasce dal mio percorso di vita, prima ancora che da una scelta artistica: vivo in Italia da molti anni, ormai quasi più qui che nel mio Paese d’origine, e sento di aver assorbito davvero un modo italiano di stare nel mondo e di raccontarlo. Quando scrivevo in russo parlavo della mia esperienza in Russia e di un sentire più slavo; in Italia mi chiedevano spesso di spiegare i testi, ma la poesia, se la spieghi troppo, perde parte del suo incanto.
Allora ho provato a scrivere in italiano, anche senza avere all’inizio una padronanza perfetta della lingua poetica, ma abbastanza per i testi di canzone. Ho capito che i temi restavano gli stessi, ma cambiavano gli accenti, la musica interna delle parole, il ritmo del sentire. Non tutto si può tradurre letteralmente: bisogna immergersi nella lingua fino a pensarla e sentirla dall’interno.
La cosa più bella è che da lì è nato anche qualcosa che non immaginavo: far cantare in italiano i miei brani ad artisti italiani che, fino a quel momento, avevano cantato solo in inglese.
Pur muovendoti principalmente dietro le quinte come autrice, ideatrice e direttrice artistica, qual è la canzone del tuo repertorio (o di questo secondo EP) che ti emoziona di più ascoltare o vedere eseguita?
Tutti i brani per me sono importanti e sentiti come figli, ciascuno con il proprio carattere, i propri pregi e i propri difetti. Li ho creati io e voglio che facciano tutti il loro percorso verso il pubblico, che spero possa innamorarsi di loro.
Tu che osservi la scena da una prospettiva indipendente e molto originale, come giudichi oggi il panorama della canzone d'autore italiana? Credi che il Festival di Sanremo rappresenti ancora il palcoscenico più importante per la musica del nostro Paese?
Oggi la canzone d’autore italiana vive una fase complessa: esistono contest e spazi dedicati agli artisti indipendenti, ma non è facile trovare realtà che seguano davvero un artista dalla A alla Z. Spesso ci sono voci straordinarie con brani deboli, oppure brani forti affidati a interpreti che non riescono a valorizzarli fino in fondo.
Sanremo resta un riferimento importantissimo, ma più come grande santuario dello spettacolo che della musica in senso stretto. Il mainstream tende sempre più a costruire show e figure da palco, dove la musica rischia di diventare accompagnamento e non protagonista.
Credo che oggi servirebbe una realtà parallela, con regole diverse e un linguaggio musicale diverso, ma con gli stessi strumenti di promozione e visibilità del circuito mainstream. Il pubblico, secondo me, è pronto per questo cambiamento: sente che è arrivato il momento.
Da scout e produttrice che lavora con tanti talenti emergenti al di fuori dei circuiti tradizionali, che cosa pensi dei Talent Show come trampolino di lancio per i giovani artisti?
Il titolo stesso del format dice già molto: è uno show che ha bisogno sempre di nuovi partecipanti, ma dentro regole precise che lo definiscono. La musica spontanea, invece, ha bisogno di molta più libertà d’espressione e non può sempre sottostare alla logica unificante di uno show.
Entriamo nel vivo della tua ultima release: ci racconti la genesi del singolo "Tango" e com'è nato il lavoro di rifinitura e sintonia in studio con la voce di Dalia?
L’idea nasce dalla metafora del tango, un ballo passionale che richiede allenamento, ascolto e una grande sintonia nei movimenti. Da lì è nata la base del testo: l’avvicinarsi e l’allontanarsi, il ruolo della donna nel mantenere l’equilibrio nel rapporto e nel saper misurare ogni passo per salvare la situazione, dove spesso l’uomo tende ad agire con più forza. All’inizio avevo provato a scrivere anche una melodia in stile tango, ma poi ho abbandonato quell’idea, perché il mio intento era più ampio: non imitare il tango, ma trasformarne l’energia in una canzone che raccontasse una dinamica emotiva universale. In studio il lavoro con Dalia è stato un vero lavoro di rifinitura e sintonia: lei ha vissuto il brano come una storia personale, ritrovando nel testo qualcosa della propria esperienza, e credo che qualsiasi donna possa trovare in questa canzone un pezzo della propria storia vissuta. Abbiamo lavorato anche a distanza e al telefono: Dalia è una cantante con grande esperienza di palcoscenico, ma ha accettato le mie correzioni per avvicinarsi alla sonorità che desideravo, quella di un brano molto classico, però con un suono più minimale e intimo.
Per concludere con una curiosità per i lettori di Fiuta Notizie: quali sono tre dischi (o ascolti fondamentali) che non possono mai mancare nella tua valigia o nella tua playlist di viaggio?
È una domanda difficile, perché in questo periodo i miei ascolti sono quasi tutti assorbiti dal progetto 30 inediti per 30 voci: non possono mai mancare i miei prossimi 4 EP, che riascolto continuamente fino a decidere se rifare un arrangiamento, cambiare genere o riregistrare una voce. È un ascolto “pericoloso”, ma alza davvero l’asticella.
Per il momento, quindi, non ho tre dischi fissi da citare: i grandi classici li ho momentaneamente spostati dalla playlist, perché i miei cantanti hanno preso tutto lo spazio di ascolto. I big mi dovranno scusare.
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