Dalle prime
rime scritte a Cuba ad appena 13 anni fino alla maturità artistica raggiunta
oggi: il percorso di Yotta è la dimostrazione di come il talento, se lasciato
scorrere in modo istintivo, riesca sempre a trovare la sua voce. In occasione
dell'uscita del suo nuovo singolo estivo, abbiamo fatto una chiacchierata con
il cantautore per esplorare le sue radici, la sua visione del panorama musicale
odierno e la continua evoluzione che lo spinge a cercare sempre nuove storie da
raccontare e nuove melodie da cantare.
Ciao Yotta!
Come nasce questa tua grande passione e la voglia di proporre te stesso alla
gente attraverso le canzoni e i tuoi testi?
Ciao! Questo
nasce quando ero piccolo a Cuba e ho scritto il mio primo testo. Avevo 13 anni,
non mi immaginavo ancora che ciò che avevo scritto potesse suonare come musica,
ma poi è venuto tutto naturale ed ha iniziato a suonarmi in testa il testo
scritto, ma cantato. Con il tempo, alle persone a cui l'ho fatto ascoltare ha
trasmesso qualcosa e ho capito che quello che mi piace è questo: trasmettere
emozioni e qualcosa in più.
Qual è in
assoluto la tua canzone preferita, quella che ami di più cantare o suonare
davanti al pubblico?
La mia canzone
preferita è sempre l'ultima che scrivo, perché in qualche modo parla o
trasmette qualcosa di me in quel momento, finché non nasce qualcos'altro. Sono
in costante evoluzione, per questo motivo la mia canzone preferita è sempre
l'ultima scritta.
Come
giudichi l'attuale panorama della canzone italiana? Pensi che il Festival di
Sanremo rappresenti ancora il palcoscenico più importante per gli artisti?
Penso, per ciò
che ho sentito, che il panorama della musica italiana oggi sia fatto di molti
stili diversi: c'è musica molto "forte" e altra un po' meno, che a
volte fa più successo di quella forte. Per quanto riguarda Sanremo, penso sia
una piattaforma gigante e molto importante per gli artisti che vogliono fare
una carriera solida e stabile in Italia. È un'opportunità bellissima che
qualsiasi artista, a cui viene data questa possibilità, dovrebbe sfruttare al
massimo.
Che cosa ne
pensi dei talent show come trampolino di lancio per chi vuole farsi strada nel
mondo della musica?
Penso che sia
un'ottima cosa per chi la sa sfruttare e si prepara bene per quel momento;
potrebbero svoltare la vita a qualcuno o semplicemente far fare una nuova
esperienza.
Ci racconti
la genesi e i retroscena della nascita del tuo nuovo singolo?
L'idea di
questo brano è nata in realtà l'anno scorso quando, per vari motivi, ero
impossibilitato ad andare nella mia terra. Così, essendo in Italia, sono andato
in una spiaggia qui per la prima volta e mi sono reso conto che anche qui
potevo sentirmi a casa tra mille feste, amici, musica e divertimento. Questo mi
ha fatto non dimenticare, ma alleggerire la voglia di Cuba. Così è nata questa
idea che ora ho potuto materializzare.
Se dovessi
preparare la valigia e partire domani, quali sono i tre dischi che non
potrebbero assolutamente mancare con te?
Un disco di
Marc Anthony, uno di Lazza e un disco di El Chacal (un artista cubano).
