Dalle
prime esibizioni nella sua cameretta all'esplorazione delle stanze più profonde
dell'anima. Ragone si confessa a Fiuta Notizie, raccontando le emozioni dietro
"Labirinto", l'importanza di mettersi a nudo davanti al pubblico e la
necessità di rompere i muri dell'incomunicabilità attraverso l'amore e la
consapevolezza.
Ciao
Ragone, benvenuto su Fiuta Notizie! Per i lettori che si avvicinano oggi al tuo
progetto, ci racconti come è scoccata la scintilla originaria per la musica e
la decisione di dedicarti seriamente allo studio del canto?
La scintilla è
scoccata prestissimo, tra le mura della mia cameretta. Credo avessi circa tre
anni quando ho iniziato a girare per casa brandendo qualsiasi oggetto a mo' di
microfono e cantando a squarciagola "Marco se n'è andato e non ritorna
più...". Ho letteralmente tormentato i miei genitori con "La
solitudine" di Laura Pausini per giorni interi! Da quel momento la musica
non mi ha più abbandonato. Ho continuato a nutrirmi di tantissimo pop e, a nove
anni, è arrivata la decisione di fare sul serio: ho iniziato a prendere le mie
prime vere lezioni di canto. È lì che ho capito che la voce non era solo un
gioco, ma il mio modo preferito di comunicare con il mondo.
Nelle tue
canzoni esplori le stanze più intime dell'anima, mettendo a nudo paure e
ostacoli mentali. Quanto ti costa emotivamente e quanto del tuo vissuto reale
metti in ogni tuo testo?
Ammetto che
all'inizio fa uno strano effetto mettersi così a nudo nelle canzoni. Sapere che
i tuoi pensieri più intimi e le tue vulnerabilità saranno ascoltati, cantati e
magari giudicati da altre persone richiede una buona dose di coraggio. Eppure,
superato quel primo blocco, subentra una sensazione bellissima, quasi
liberatoria: quella di poter salire su un palco, guardare il pubblico negli
occhi e dire "Ehi, questa è la mia storia, vi va di ascoltarla?". Nei
miei testi non c'è finzione, c'è solo verità. Tutto quello che canto è reale,
tratto da momenti esatti della mia vita passata ai quali tengo profondamente e
che ho sentito il bisogno di trasformare in musica.
Se dovessi
convincere un nuovo ascoltatore a premere play, quali sarebbero tre buoni
motivi per lasciarsi trasportare nel mondo musicale di Ragone?
Ci sono tre
ottimi motivi per lasciarsi trasportare. Il primo è la vocalità: nel mio stile
porto l'influenza e la scuola delle grandi icone del pop femminile con cui sono
cresciuto, cercando di unire l'espressività alla tecnica. Il secondo è
l'empatia: scrivo di storie vere e di fragilità mentali per lanciare un
messaggio terapeutico e ricordare a chi mi ascolta che non è mai solo nelle sue
battaglie quotidiane. Il terzo è l'energia: amo sperimentare e uscire dalla mia
comfort zone. Non mi piace essere prevedibile, per questo passo con naturalezza
dalla cassa dritta ed energica della dance all'introspezione pop più pura. Se
cercate canzoni sincere che vi facciano ballare e riflettere
contemporaneamente, premere play è il modo giusto per scoprirlo.
Entriamo
nel vivo del tuo nuovo singolo "Labirinto", che racconta di un amore
intenso ma intrappolato in una profonda interdipendenza. Come ha preso forma
questa complessa dinamica di due persone che si rincorrono continuamente?
Questa
dinamica ha preso forma tornando indietro nel tempo di qualche anno, scavando
nei ricordi e ripensando a una persona in particolare. Esistono tantissime
sfumature d'amore e la storia che ha ispirato il brano ne è forse l'esempio più
lampante. È stato un legame intenso in cui ci siamo rincorsi tantissimo: siamo
passati da periodi di simbiotica vicinanza e connessione totale a momenti di
distacco assoluto, in cui le nostre insicurezze sembravano aver vinto.
Nonostante quei giri a vuoto e le pareti mentali che ci eravamo costruiti,
abbiamo sempre trovato il filo conduttore per ritrovarci. Infatti, la cosa più
bella è che oggi, a distanza di tempo, lui è una delle persone più care e
importanti della mia vita.
La tematica
è densa di significato: le barriere che ci costruiamo da soli e la ricerca di
una via d'uscita. Se dovessi descrivere l'anima di questo brano con sole tre
parole, quali sceglieresti e perché?
Sceglierei
Ricordi, Rabbia e Amore. Tutto è nato dal ricordo vivido di una storia di molti
anni fa. Un legame profondo che ha regalato momenti stupendi, ma che a un certo
punto si è trasformato in una grande delusione. Da quel dolore è scaturita la
rabbia, quel sentimento tagliente che mi ha portato a erigere barriere e a
separarmi da questa persona per tantissimo tempo, chiudendomi nel mio labirinto
emotivo. Ma la parola finale resta amore: il tempo ha smussato gli angoli, ci
siamo reincontrati e quel sentimento si è trasformato in un affetto immenso.
Oggi posso dire che quella rabbia è svanita, lasciando spazio a una delle
presenze fondamentali del mio presente.
Ora che il
singolo è fuori, quali sono i tuoi prossimi progetti a breve e lungo termine?
Nell'immediato
il mio obiettivo è godermi ogni singolo istante di questo viaggio e
concentrarmi al massimo sulla promozione e sui live di "Labirinto".
Guardando a lungo termine, posso dirvi che la mia mente è sempre in movimento e
non si ferma mai. Sostenuto dalla carica pazzesca che mi dà il team di Up
Music, sono già tornato in studio: stiamo definendo i dettagli del prossimo
singolo e imbastendo la struttura di altri progetti futuri ai quali tengo
moltissimo. Ci saranno nuove sonorità da esplorare e non vedo l'ora di
potervele fare ascoltare!
