Dalle tavole in parquet dei campi da basket alle assi di legno di un palco, il salto può sembrare lungo, ma per Kanestri è stato una naturale evoluzione della sua libertà. In bilico tra l’energia pura del punk rock californiano e la sensibilità del nuovo pop d’autore, Kanestri non scrive per compiacere le classifiche, ma per dare voce a quel "gemello pazzo" che lo spinge a mettersi a nudo senza paracadute.
In questa intervista, l'artista ci porta nel cuore della sua visione: una musica che rifiuta le scorciatoie dei talent show per abbracciare il valore del lavoro quotidiano e della crescita lenta. Dalla solitudine dei Navigli che ha dato vita al singolo "Nel buio", fino ai dischi cult che hanno segnato il suo DNA (dai Green Day ai NOFX), Kanestri si racconta con una sincerità disarmante, ricordandoci che spesso è proprio quando si spengono le luci che si riescono a vedere meglio le stelle.
Com'è nata la voglia di passare dai campi da basket al palco, decidendo di metterti a nudo davanti alla gente attraverso la musica?
Ciao ragazzi, è un piacere scambiare quattro chiacchiere con voi! Ultimamente do sempre colpa al mio segno zodiacale che mi fa fare cose pazze, ma il gemello sano di mente è sempre stato abbastanza lucido in materia. La creatività doveva essere l’ingrediente indispensabile nella mia vita e nella musica, come nel campo da basket, ho sempre messo quel pizzico di me che in qualche modo mi faceva sentire libero e diverso. Ah no, forse questo lo diceva il gemello pazzo!
Qual è il brano (tuo o di un altro artista) che più ti diverte suonare dal vivo, quello che ti fa sentire davvero "nel tuo elemento”?
Se parliamo di “divertimento” ti direi Linoleum dei NOFX. Poi per me suonare e cantare, fare musica insomma, è un linguaggio a tutti gli effetti e non riesco ad associarlo al divertimento ma più al mio modo di comunicare. E la felicità, a livello musicale, non è molto nelle mie corde.
Come vedi l'attuale scena italiana? Credi che il Festival di Sanremo sia ancora l'unico vero traguardo o pensi che la "verità" di un artista possa passare anche per canali più indipendenti e di nicchia?
Il Festival di Sanremo è il palco più importante che abbiamo in Italia, senza dubbio. Occorre arrivarci con un bagaglio ricco di esperienze e basi più che solide, anche perchè arrivati a quel punto è molto più facile scendere che salire. E la discesa è sempre difficile da digerire. In Italia abbiamo un sacco di nuovi e giovani artisti, ognuno con il suo percorso da fare senza bruciare le tappe, in una scena che mi sembra più che florida. Occorre però non farsi fregare dalle aspettative e dall’immaginario comune, godiamoci il viaggio. Il lavoro batte il talento.
Da artista che sta costruendo il proprio percorso mattone dopo mattone, cosa pensi dei Talent?
Sono una scorciatoia utile o rischiano di bruciare la crescita naturale di un progetto? I talent possono lanciare carriere con estrema velocità, ma a me quella velocità fa paura. Alla fine poi quelli bravi arrivano in ogni caso, con duro lavoro e dedizione. A me, in tutta onestà, non interessano affatto. Lavoro semplicemente in studio con l’obiettivo chiaro e unico di migliorarmi. Il resto, se verrà, lo farà da se. Bisogna sempre farsi trovare in stazione.
Ci racconti come è nato questo pezzo? È stato un parto immediato o ha richiesto un lungo lavoro di introspezione prima di diventare canzone?
Milano di notte mi emoziona sempre. Una sera camminavo in zona Navigli, non c’era nessuno se non le stelle. In cielo e nella mia testa. Ho pensato: "Nel buio si vedono meglio le stelle". L'ho appuntato, fatto risuonare dentro, tra le mie mancanze, facendo un parallelismo tra il buio del cielo il dolore che provavo. E’ stato l’incipit della canzone, poi ho finito il testo tornando a casa. E’ un brano che parla di solitudine, limiti caratteriali e mancanze.
Tre dischi fondamentali che non possono mancare: uno per darti la carica, uno per riflettere nei momenti di solitudine e uno che rappresenti per te la "perfezione" musicale.
Ahhh qui mi mettete in difficoltà, dovrò escludere musica importante ma ok. Per darmi la carica Keep Them Confused dei No Use For A Name, per i momenti di solitudine Punk In Drublic dei NOFX, e la perfezione per me è Dookie dei Green Day. Si, lo so. Lo so.
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