Lucy Love: “Pazza +” e il bisogno di raccontarsi senza maschere


Con “Pazza +”, Lucy Love torna con un brano intenso e senza filtri, nato da un momento di profonda sofferenza emotiva. La musica diventa per lei uno spazio di catarsi e di rispetto verso sé stessa, un modo per trasformare il dolore in consapevolezza.

Nel corso dell’intervista, Lucy Love racconta il legame viscerale con la scrittura e il canto, il suo sguardo sul panorama musicale italiano e il valore dei grandi palcoscenici come Sanremo e i talent show, vissuti come occasioni di visibilità più che di competizione. Tra riferimenti musicali che vanno da Lady Gaga a Tyler, The Creator e Poppy, emerge il ritratto di un’artista autentica, che sceglie di esporsi per creare una connessione reale con chi ascolta.

Come nasce questa passione, questa voglia di proporre te stessa alla gente attraverso la musica e i tuoi testi?
Nasce da una necessità più che da una scelta. Per me la musica è sempre stata una forma di catarsi e di terapia: un modo per esorcizzare il male, il dolore, tutto ciò che fa rumore dentro, e trasformarlo in qualcosa che possa aiutare prima di tutto me stessa, ma anche chi si sente spesso in difetto, fuori posto o “sbagliato” rispetto alla maggior parte delle persone con cui conviviamo nella società.
Da quando ne ho memoria, la musica riesce a calmarmi e a darmi forza impetuosa allo stesso tempo. Cantare mi fa sentire viva, scrivere musica mi libera, mi attraversa, mi permette di sopravvivere e di rimettere insieme i pezzi.

Qual è la tua canzone preferita che ti piace di più suonare?
Amo suonare al pianoforte Princess Die, un inedito di Lady Gaga che ha eseguito solo in alcune occasioni dal vivo. È un brano fragile, intimo, quasi sospeso: ogni volta che lo suono sento di essere completamente nuda emotivamente, ed è una sensazione potentissima. Piango sempre 😩

Come giudichi il panorama della canzone italiana? Il Festival di Sanremo è ancora il palcoscenico più importante per gli artisti?
Non so mai bene come rispondere a queste domande 😅 Penso che sia tutto in continuo movimento! Nel bene e nel male! Il festival di Sanremo essendo il festival della canzone italiana,  senza dubbio é la più grande vetrina mediatica del nostro Paese: un amplificatore enorme, capace di portare un progetto artistico e chi performa davanti a un pubblico vastissimo in pochissimo tempo con un impatto molto potente per la carriera di un cantante artista già confermato o di un artista emergente italiano. Poi ci sono i pro e i contro a mio parere ma come per tutto e dappertutto!

Che ne pensi dei Talent show come trampolino di lancio?
I talent show, anche quelli a mio parere, sono strumenti di visibilità mediatica ad altissimo impatto per chi vuole emergere! Più che una competizione, li vedo come vetrine che ti possono dare una visibilità ad un pubblico che non puoi raggiungere normalmente neanche attraverso i social media. Per me non è fondamentale vincere, spesso è già molto partecipare a qualche puntata e riuscire a raccontarsi in quei pochi minuti di esibizione, a farsi vedere e sentire nel modo più giusto possibile.

Ci racconti la genesi del tuo nuovo singolo?
È nato in un momento di forte sofferenza  emotiva, come spesso accade per le mie canzoni. Sentivo il bisogno di raccontare qualcosa di estremo ma reale, senza filtri, lasciando che fossero le parole e le sensazioni a guidarmi fin dall’inizio verso il rispetto di me stessa e per necessità di esorcizzare il male che mi causava una relazione da anni e anni disfunzionale.

Tre dischi che non possono mancare nella tua valigia?
• Call Me If You Get Lost – Tyler, The Creator
• The Fame Monster – Lady Gaga
• Negative Spaces  – Poppy
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